Autofattura scartata dallo SDI: i codici di errore più comuni (e come evitarli prima di inviare)
Quando lo SDI scarta un'autofattura non dà una spiegazione in italiano semplice: restituisce un codice numerico e una descrizione tecnica, e tocca a te capire cosa significhi e come si corregge. Per le autofatture TD17/TD18/TD19 tre errori tornano più spesso di tutti gli altri — vale la pena conoscerli prima di inviare, non dopo.
00473 — Cedente non ammesso
È l'errore più comune per chi genera autofatture reverse charge, e ha una causa precisa: TD17, TD18 e TD19 non ammettono un cedente (il fornitore) con identificativo fiscale italiano. Il senso è quello giusto — l'autofattura reverse charge esiste apposta per i fornitori esteri — ma capita di ricevere in fattura un fornitore che sembra estero per nome (una filiale internazionale, un brand straniero) e che invece fattura tramite un'entità italiana, con partita IVA italiana. In quel caso lo SDI ha ragione a scartarla: non è un'operazione da autofattura, è una fattura domestica normale.
00301 — Partita IVA del cedente non valida
Il codice fiscale/partita IVA inserita per il fornitore estero non supera i controlli formali dello SDI. Succede più spesso di quanto sembri con l'estrazione automatica da PDF: un carattere confuso dall'OCR, uno zero al posto di una O, un formato non corretto per il paese. La verifica manuale più affidabile è controllare il numero sul registro VIES (il database ufficiale UE delle partite IVA) prima di inviare, non dopo lo scarto.
00404 — Fattura duplicata
Lo SDI rifiuta un invio con lo stesso numero, anno e tipo documento di uno già accettato. Sembra improbabile che succeda per errore — finché non capita: un doppio click sul pulsante di invio, un tentativo ripetuto dopo un timeout di rete, due persone che processano lo stesso documento in parallelo. Con un solo fornitore raro non se ne accorge quasi nessuno; con un flusso automatico o con più persone che lavorano sulla stessa organizzazione, il rischio sale.
Come evitarli prima, non dopo
- Cedente non ammesso → verificare se il fornitore fattura davvero da un'entità estera o se, per quel prodotto/cliente specifico, ha già applicato IVA italiana.
- Partita IVA non valida → controllarla su VIES prima dell'invio, specialmente se estratta automaticamente da un PDF.
- Fattura duplicata → assicurarsi che la numerazione sia gestita in modo atomico, non calcolata e poi scritta in due passaggi separati senza protezione dalle richieste concorrenti.
Sono esattamente i tre controlli che autofattureai.com fa in automatico prima che tu prema invia: verifica se il fornitore è genuinamente estero o va trattato come domestico, controlla la partita IVA su VIES, e riserva il numero in modo atomico così due invii ravvicinati non possono mai collidere sullo stesso progressivo. Il risultato pratico è che questi tre scarti, i più comuni in assoluto, li vedi prima di inviare — non li scopri dopo, quando devi già gestire una ricevuta di errore.
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