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Reverse charge·12 maggio 2026·6 min di lettura

Reverse charge sulle fatture estere: guida pratica per chi riceve servizi da Google, AWS o Meta

Se hai una P.IVA italiana e paghi servizi a Google, AWS, Meta, Stripe o qualsiasi altro fornitore che non ha sede in Italia, prima o poi ti sei imbattuto nel reverse charge. Non è una sanzione né una complicazione inventata dal commercialista: è il meccanismo con cui l'IVA su quelle fatture viene assolta in Italia invece che nel paese del fornitore.

Cosa succede davvero quando arriva la fattura

Il fornitore estero ti emette una fattura senza IVA italiana — spesso senza IVA del tutto, se extra-UE. Questo non significa che l'operazione sia esente: significa che tocca a te, in qualità di soggetto passivo IVA italiano, "girare" l'imposta all'Erario. Lo fai emettendo un documento equivalente, l'autofattura, e trasmettendolo allo SDI (Sistema di Interscambio) con il codice TD giusto.

Quale codice TD usare

Il codice dipende dal tipo di fornitore e di operazione: TD17 per servizi da fornitori UE ed extra-UE, TD18 per acquisti di beni intracomunitari, TD19 per beni già presenti in Italia acquistati da un soggetto estero senza rappresentante fiscale. Sbagliare codice è l'errore più comune quando si compila a mano — ed è anche il motivo per cui molti finiscono per chiedere aiuto al commercialista anche per operazioni ricorrenti e di poco valore, come un abbonamento mensile a un tool SaaS.

Perché conviene automatizzarlo

Se il fornitore estero è uno solo e la fattura arriva una volta l'anno, farlo a mano è ragionevole. Se invece paghi 3-4 abbonamenti esteri al mese — pubblicità, hosting, software — il lavoro di ricopiare dati, scegliere il codice giusto e generare l'XML si moltiplica, e con lui il rischio di errore. È esattamente il problema che affrontiamo in autofattureai.com: colleghi la mail, l'AI legge la fattura e propone il codice corretto, tu confermi.

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